lunedì 24 marzo 2008

Ancora sui Livelli...


Al fine di ottenere risultati di stampa ottimali - con Photoshop - è necessario effettuare, una volta per tutte, l'impostazione dei valori di destinazione del nero e del bianco. Per far ciò, occorre aprire la finestra di dialogo Livelli e quindi fare doppio clic sul contagocce del punto bianco: si aprirà la finestra Selettore colore. Nella scala HSB, inserire il valore 95 all'interno del campo B (accertatevi che l'opzione "Solo colori Web" sia disattivata...e che lo resti anche in seguito) e premete Ok. Doppio clic, ora, sul contagocce nero, nella finestra Livelli. Digitate 5 nel medesimo campo (B). Osservate come, di conseguenza, anche i valori nella scala RGB cambiano. Clic su Ok nella finestra Selettore colore e poi Ok in quella Livelli. Ci sarà chiesto se si desidera impostare i valori immessi come definitivi: cliccare su Sì. Questa regolazione, pur non rappresentando un parametro di riferimento fisso e/o assoluto, consente - da un lato - di mantenere una leggera tonalità anche nei punti più bianchi (chiari) della stampa e - dall'altro - di limitare la perdita di eventuali dettagli/particolari nelle aree più in ombra (scure). La configurazione, naturalmente, può essere in seguito modificata o aggiustata a seconda delle proprie esigenze, oppure ripristinata ai valori di default.

mercoledì 27 febbraio 2008

Archivio in ordine.


Sparse in un cassetto, ammucchiate in una scatola da scarpe o stipate in un vecchio album polveroso; nei casi più drammatici, trafitte da puntine e spilli o deturpate da fermagli, graffette e scotch. Anche se sbiadite, ingiallite, danneggiate, le vecchie foto ci raccontano la nostra storia, ci parlano di noi, dei nostri amici, della nostra famiglia: sono un viaggio nel passato che ci emoziona e ci affascina. Tuttavia, all'immenso valore - non tanto economico, quanto affettivo - di questi reperti, non corrisponde quell'attenzione necessaria alla loro corretta cura e conservazione. I materiali che costituiscono le fotografie si deteriorano con facilità; il supporto cartaceo è soggetto all'attacco di funghi e muffe e l'immagine impressa sull'emulsione sensibile è destinata a scomparire, col passare del tempo. Ecco, dunque, alcuni consigli per la corretta organizzazione del vostro archivio personale. Innanzi tutto, trascrivete sul retro di ciascuna foto, con una matita morbida (non usare penne, pennarelli, macchine per scrivere) i dati necessari ad identificare il soggetto; quindi inseritele in fogli di polipropilene o poliestere e archiviatele in contenitori ad anelli, realizzati in apposito cartone "conservazione" (nei negozi specializzati). Se possedete copie particolarmente delicate o sottili, collocatele su un supporto di cartone senza acidi (acid-free) o inseritele in un passe-partout (a proposito, quando incorniciate una fotografia usate sempre un passe-partout: il suo spessore impedisce alla stampa di aderire ed appiccicarsi al vetro e le consente di dilatarsi in base alle condizioni di umidità). Se preferite raccogliere le foto in un album, questo dovrebbe essere interfogliato con carta sottile, 100% cotone. I moderni album fotografici che impiegano fogli adesivi trasparenti, per fissare le immagini, non dovrebbero essere adoperati: è preferibile utilizzare i tradizionali angolini trasparenti. Decisamente sconsigliato l'uso di colle e nastri adesivi non neutri, perché contengono Pvc ed altri plastificanti che rilasciano sostanze dannose. Non conservare le fotografie in scatole di cartone o legno; meglio un contenitore di metallo o una scatola in apposito cartone neutro. In ogni caso, eliminate graffette, puntine, elastici, scotch e qualsiasi altro oggetto potenzialmente dannoso. Stesso discorso per i negativi: riponeteli in buste di carta o poliestere, al riparo dalla luce diretta del sole. Le diapositive, inseritele negli appositi raccoglitori trasparenti, comunemente detti "plasticoni", del tipo espressamente studiato per la conservazione (cioè, esente da Pvc ed altre sostanze che, nel tempo, potrebbero alterare la stabilità dell'immagine).

mercoledì 13 febbraio 2008

Una questione di numeri


L' argomento "gestione del colore" - certamente uno tra i più ostici e difficili da comprendere - soprattutto in relazione al problema di non corrispondenza tra ciò che appare a video e la stampa finale, non è certo di quelli che si esauriscono nello spazio di un post. Un consiglio? Rilassatevi, inspirate profondamente...quindi collegatevi al sito di Mauro Boscarol - un professionista espertissimo in materia - e rimboccatevi le maniche: qui, troverete notizie, spunti ed approfondimenti preziosi su tutto ciò che riguarda il colore. Consiglio, senz'altro, di scaricare i files .pdf delle lezioni (tenute durante i suoi corsi professionali) che l'Autore mette gentilmente a disposizione sulla sua homepage.

martedì 5 febbraio 2008

Occhio ai livelli.


Una delle prime valutazioni da effettuare sull'immagine - in Photoshop - si fa osservando l'istogramma. La finestra che appare dopo aver fatto clic - nella palette Livelli, in basso - sull'icona "nuovo livello di regolazione" e, poi, su "Livelli...", mostra appunto l'istogramma relativo all'immagine che stiamo trattando: esso non è altro che la rappresentazione grafica della distribuzione della luminosità dei pixel che costituiscono l'immagine stessa. I valori scuri si trovano a sinistra, quelli chiari a destra. Ne consegue che, ad immagini particolarmente scure (o sottoesposte), corrisponderà un istogramma che mostrerà una densità di dati particolarmente concentrata nella parte sinistra del grafico; viceversa, immagini con prevalenza di tonalità chiare (o sovraesposte) restituiranno un istogramma fortemente sbilanciato a destra. Uno degli interventi più semplici (ma spesso risolutivi) da adottare in situazioni simili consiste nel rimappare i valori dell'immagine, agendo sui triangolini disposti lungo la barra orizzontale - immediatamente sotto all'istogramma - allo scopo di restituire all'immagine una gamma dinamica (e tonale) più equilibrata: si tratta di spostare - trascinandoli col mouse - i triangolini (il sinistro o il destro, o entrambi, in base alla conformazione dell'istogramma) in prossimità degli estremi dell'area del grafico rappresentato (vedi l'esempio in alto, in cui - data un'immagine fortemente sovraesposta - il cursore sinistro è stato trascinato verso destra, all'inizio dei primi dati visibili). Le modifiche apportate sono osservabili, in tempo reale, nell'immagine aperta.

martedì 11 dicembre 2007

Stampa: alcune regole


Prima di consegnare al laboratorio negativi, diapositive o files è importante controllare che questi siano effettivamente idonei all'ingrandimento e, quindi, alla stampa. Verificate, prima di tutto, la nitidezza dell'immagine (sappiate che l' ingrandimento evidenzierà - senza pietà - qualsiasi minima incertezza della messa a fuoco). Poi, passate all'osservazione dei particolari, alla ricerca di possibili elementi di disturbo che potrebbero compromettere il risultato finale. Per aiutarvi in queste importanti operazioni, adoperate l'apposito lentino, con fattore d'ingrandimento di almeno 8X, reperibile presso un negozio di materiale fotografico ben fornito (vedi esempio). Sistemate il vostro originale - diapositivo - sul tavolo luminoso, o tenetelo più semplicemente in controluce, magari appoggiato sul vetro di una finestra ed esaminatelo con cura, appoggiandoci il lentino sopra. Dei negativi, conviene eseguire un provino a contatto: è più maneggevole e leggibile, e, soprattutto, sicuro (non c'è rischio di danneggiare l'originale). Se, invece, avete un file digitale e lo state osservando a schermo, in Photoshop, ingranditelo fino al 100% (o, al limite, al 50%; non utilizzate visualizzazioni intermedie tipo: 33,3%, 66,7%): solo la vista a pixel reali visualizza l'immagine senza alcuna distorsione sullo schermo e permette, quindi, di valutarne la nitidezza; infine, effettuate tutte le regolazioni/correzioni necessarie e dimensionate il file a misura della stampa finale. Naturalmente, è molto importante affidarsi ad un laboratorio di stampa che offra un servizio di qualità: chiedete consiglio al vostro fotonegoziante di fiducia o provatene voi stessi più di uno, tra quelli presenti online, prima di scegliere quello che vi soddisfa. Per il bianco/nero, invece, occorre rivolgersi ad un laboratorio altamente specializzato, come Fotomorgana (a Firenze). In ogni caso, chi stampa deve poter disporre di tutte le informazioni necessarie: indicate chiaramente sulla busta il formato (escludete il 10x15, a cui solitamente è riservato un trattamento troppo standardizzato e optate per i formati superiori, dal 13x20 in su); specificate il tipo di superficie della carta, lucida o opaca; infine, fornite altre eventuali indicazioni utili, come, per esempio, la correzione di una particolare dominante di colore, l'esclusione – o per meglio dire, il ritaglio – di un elemento di disturbo presente ai margini dell'inquadratura, ecc.

martedì 27 novembre 2007

Dateci dentro!


Il corso è finito. Noi ce l'abbiamo messa tutta, adesso tocca a voi: andate e...fotografate. Ci risentiamo (fra qualche mese) per fare il punto della situazione e - se credete - per vedere/valutare assieme i vostri lavori. Resta sul tappeto l'ipotesi di un'eventuale mostra collettiva (estate-autunno 2008?)...ma avremo modo di discuterne con tutta calma.
Stay tuned.
Guarda il video: clicca qui

lunedì 19 novembre 2007

Liscia o gassata?



...ovvero, naturale o artificiale? Premesso che quella naturale è - fotograficamente parlando - la miglior luce in assoluto, non significa che si debba (si possa) far esclusivamente affidamento su di essa. Disporre di un set di luci artificiali, vuol dire, infatti, aver la possibilità di lavorare con tutta calma; disporre a piacimento i punti luce; inserire uno sfondo, piuttosto che un altro; aumentare, diminuire, diffondere o riflettere la luce... insomma: liberare la propria creatività, curare la scena nei minimi dettagli e scattare solo quando si è soddisfatti. Allestire un set base (come dimostro sempre nei miei corsi) non è così complicato come si crede. Per cominciare saranno sufficienti 2-3 lampade, avvitate su robusti portafaretti muniti di pinza (ideali quelli specifici per fotografia, come le Photoflood Ianiro) un paio di pannelli di polistirolo di 1m. di lato (da utilizzare come schermi riflettenti), alcuni lenzuoli (uno nero e uno bianco, per esempio, da alternare come sfondi) e un paio di cavalletti stativi (date un'occhiata su Ebay). Ah!...per le lampade, la scelta è obbligatoria: Philips PHOTOLITA Type PF 207 E/21 (250 W), oppure - meglio - Type PF 318 (500 W) o le equivalenti Dr. Fisher (vi avverto, non sono semplicissime da trovare!): se scattate con pellicola a colori vi garantiranno una buona riproduzione cromatica, eliminando la dominante arancione, tipica delle immagini riprese in luce artificiale: l'unica accortezza sarà, però, quella di usare la speciale pellicola diapositiva Kodak EPY 64 ISO, appositamente tarata per la luce al tungsteno (3200 kelvin). Se scattate in B/N, ovviamente, il problema delle dominanti è irrilevante. 
In digitale, invece, sarà sufficiente impostare il corretto bilanciamento del bianco ("incandescente" o "tungsteno" nel relativo menù), e il gioco è fatto.
Se si dispone di un budget più consistente, si può prendere in considerazione l'acquisto di una o due lampade fluorescenti, o a LED, del tipo specifico per fotografia, come quelle prodotte da Lupo. A me personalmente non entusiasmano: sono un po' "fredde"; le vedo più adatte a uno studio televisivo.
I professionisti, invece, utilizzano torce flash collegate a potenti generatori , piuttosto ingombranti, ma assai potenti e flessibili, e dotati di una gamma infinita di accessori per modulare la luce a piacimento. 
Esistono anche flash elettronici di tipo portatile, i cosiddetti monotorcia, spesso acquistabili in kit di dimensioni contenute, all'occorrenza trasportabili in una comoda valigia. Chi vuol saperne di più, legga quest'altro post.